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In questo articolo andremo a fare una recensione completa del gioco Stranger Things: The Game, il gioco ufficiale della celebre serie Netflix rilasciato qualche tempo prima dell’uscita della seconda stagione.

Il gioco è completamente gratuito e disponibile su Google Play, a questo indirizzo; è inoltre compatibile con la maggior parte degli smartphone Android ed è realizzato con una grafica molto anni ’80 che è una vera gioia per gli occhi per gli appassionati di quel periodo.

Per apprezzare al meglio il gioco è necessario aver visto la prima serie, soprattutto perché il gioco è, nel complesso, una grande citazione alla stessa. Se non la conoscete o avete visto solamente la prima serie, sappiate che non ci sono spoiler sulla seconda, per cui potete giocare con tranquillità da questo punto di vista.

Se avete già visto la seconda serie o anche se non l’avete ancora vista e volete farvi un’idea di che cosa aspettarvi vi consigliamo di leggere l’ottima recensione di intrattenimento.eu, che ha analizzato gli aspetti positivi e quelli negativi della serie TV.

Di seguito, invece, siamo stati noi di Androiday ad analizzare gli aspetti positivi e quelli negativi di Stranger Things: The Game.

Stranger Things: The Game, la recensione

Una volta effettuato il download del gioco da Google Play, l’avvio è molto veloce, e non lascia troppo spazio a titoli di testa o simili, che durano solamente pochi secondi.

Il gioco inizia con la scelta tra modalità normale e modalità classica. Questa scelta è fondamentale per la salute mentale del giocatore, in quanto la modalità classica è quella che fa iniziare nuovamente tutto da capo quando si muore, come succedeva nei cabinati anni ’80 (ma senza soldi da mettere), per cui a nostro avviso meglio scegliere la prima.

Ci troveremo quindi subito nella particolare grafica del gioco, che ricorda molto quella dei giochi per Super Nintendo, con visuale dall’alto e pixel ben evidenti. Non c’è doppiaggio, ma i dialoghi sono tutti scritti in italiano, per cui non ci sono problemi di comprensione. La musica è fatta con il sintetizzatore, come quella dei vecchi videogiochi, e nonostante la grafica non sia certo all’avanguardia il gioco riesce a fornire un’ottima atmosfera per la ricerca dei ragazzi scomparsi, l’incipit da cui parte tutta la trama.

Nel giro di qualche minuto dall’inizio del gioco ci troveremo subito in mezzo all’azione, controllando Hopper che sarà (in un primo momento) il protagonista.

Negli ambienti potremo fare essenzialmente due cose: esplorare, interagendo con gli oggetti che si trovano nelle varie stanze che visiteremo, e combattere i nemici

Il sistema di combattimento

Il combattimento è un’operazione resa molto semplice dal controllo intuitivo: il personaggio si muove dove indichiamo con il dito (non c’è una croce direzionale), e lo stesso vale per i nemici, dovremo toccarli per poterli colpire.

Il sistema di combattimento varia molto in base all’arma che abbiamo a disposizione, e sempre in base a questa dovremo fare anche attenzione ai colpi nemici: non sarà semplice sopravvivere a nemici armati se la nostra arma è, semplicemente… un pugno!

La struttura del gioco è, come nei vecchi videogiochi, con le vite, che saranno visualizzate sotto forma di cuori. Quando perderemo i cuori potremo poi recuperarli esplorando, interagendo con gli oggetti sparsi per l’ambiente.

L’esplorazione

Nell’esplorazione, oltre all’interazione non possono poi mancare gli enigmi da risolvere, con cui avremo a che fare fin dall’inizio: in uno dei primi enigmi del gioco, per esempio, dovremo esplorare i diversi ambienti per disattivare dei raggi laser che ci impediscono il passaggio, ed è così che le fasi esplorative diventano piuttosto lunghe ma anche interessanti, mai banali.

Da notare che ben presto si aggiungeranno al gruppo, oltre all’iniziale Hopper, anche altri personaggi della serie, personaggi che hanno prima di tutto delle abilità diverse per l’esplorazione degli ambienti. Se all’inizio le soluzioni degli enigmi saranno banali successivamente bisogna pensare bene a quale personaggio utilizzare per proseguire, perché laddove un personaggio fallisce gli altri possono avere successo.

Inoltre, alcuni enigmi possono essere risolti diverso tempo dopo averli visti la prima volta: poiché spesso avremo bisogno di abilità che ancora non abbiamo, la prima volta che li vediamo, può succedere di dover tornare diverse volte nei punti già visitati per completarli. E visto che man mano che troveremo i ragazzi scomparsi questi si uniranno subito al nostro gruppo le possibilità aumentano molto con l’andare avanti nel gioco.

Da notare che i personaggi non si possono controllare in contemporanea, perché anche se ai fini della storia si muovono tutti insieme (è un “party”, termine usato nei vecchi videogiochi) noi ne controlleremo uno solo. In ogni momento, però, potremo far sì che un personaggio si sostituisca a quello che stiamo utilizzando, a seconda delle necessità.

A volte il combattimento e l’esplorazione arrivano a fondersi tra loro: in una delle missioni iniziali (non cito le successive per evitare spoiler) un nemico sarà immune ai nostri colpi, non è possibile sconfiggerlo. Tuttavia se studiamo il suo movimento noteremo che quel nemico cercherà di giungere da noi con la strada più breve possibile: attivando un raggio laser possiamo farlo passare in mezzo e in questo modo, in pratica, lo faremo “suicidare” sconfiggendolo.

La cosa più interessante è che spesso è proprio la parte di ragionamento a guidare anche le scene d’azione, per cui il gioco risulta sempre molto stimolante da questo punto di vista.

Gli ambienti

Ma la chicca forse più interessante del gioco sono gli ambienti della serie, quelli che abbiamo visto nelle varie puntate della prima stagione e che avremo modo di visitare nuovamente nel videogioco, interagendo con tutto ciò che ci circonda: tra questi, il laboratorio e il sottosopra.

Certo, non è come vivere il gioco in una grafica tridimensionale (sarebbe sicuramente stato un feedback migliore) ma visto che ad aver apprezzato la serie sono stati soprattutto i nostalgici degli anni ’80 anche vedere gli ambienti ripresi in questo modo sarà una gioia per gli occhi.

Gli ambienti sono infatti molto dettagliati, e tutti realizzati in pixel art con un’incredibile cura per i dettagli, nei ovviamente limiti che questo tipo di grafica obbliga a rispettare.

Gli ambienti sono tutti molto grandi, quindi per esplorarli ci si mette un bel po’ di tempo, ma la mappa più grande in assoluto è la cittadina di Hawkins, la città fittizia in cui è ambientata la serie televisiva.

Per esplorare questi grandi ambienti fortunatamente è presente una mappa generale, che aiuta ad orientarci specialmente quando dobbiamo risolvere gli enigmi più vasti e complessi, per evitare di stare ore a cercare il punto specifico in cui avevamo attivato un interruttore o in cui si trovava una porta bloccata.

Gli ambienti, tra l’altro, sono pieni di collezionabili, che possiamo cercare per tutto il gioco per poter accedere ad un trailer esclusivo della seconda stagione di Stranger Things; ormai la stagione è uscita, per cui non c’è più necessità, ma avendo davanti un gioco curato e divertente fa comunque piacere cercare di completarlo al massimo, anche se la ricompensa ha perso oggi un po’ di significato.

Conclusione

Il gioco di Stranger Things è uno dei migliori videogiochi che si possono trovare su mobile dal punto di vista di alcuni giocatori, mentre non ha molto senso per altri.

Per apprezzare il gioco, che a tutti gli effetti è una citazione della serie stessa, è necessario infatti aver almeno visto la prima serie; non ci sono spoiler sulla seconda, per cui se si è già vista si ha l’impressione di un gioco “vecchio”, ma nel complesso si ha a disposizione un bel passatempo per rimanere qualche ora in più ad Hawkins, quando le poche puntate della serie sono ormai terminate.

Il fatto che sia un gioco completamente gratuito e senza microtransazioni, che ormai sono una costante per i giochi Android, lo rende ancora più interessante per tutti i fan della serie: anche se uscito da qualche tempo, il consiglio è quello di scaricarlo e provarlo, in particolare se si ha un po’ di nostalgia dei videogiochi anni ’80.