Happy Meal di McDonalds diventa Cardboard: realtà virtuale per tutti?

Tutti, ma proprio tutti, cantano Sanremo, diceva fino a qualche settimana fa Carlo Conti per pubblicizzare la celebre manifestazione musicale. In ambito tecnologico, specialmente in queste settimane, potremmo leggermente cambiarlo in “Tutti, ma proprio tutti, vogliono la realtà virtuale”.

Si parte da Oculus Rift, che il mese scorso ha iniziato le prevendite, poi HTC che ha proposto il suo visore (a 900 euro) proprio qualche giorno fa. Siamo ancora in attesa del visore Play Station, mentre Samsung propone il suo cardboard da ricconi (costa 130 euro e ci va messo dentro il telefono!!).

Noi ci siamo accontentati di spendere 20 euro e prendere un visore di fascia bassa da usare con il nostro smartphone, e i risultati non sono affatto male. Ma in questo articolo non vogliamo parlare di noi, ma di una multinazionale molto famosa, ma non certo nel settore tecnologico, analizzando anche un minimo la situazione: parliamo di… McDonalds.

L’Happy Meal che diventa visore

I furbacchioni americani non si sono accontentati di rivalutare la loro immagine mettendo la Chianina negli Happy Meal (si, l’hanno fatto e gli allevatori si sono anche un po’ incacchiati, visto che gli svaluta il prodotto!) ma stavolta, siamo nelle fredde lande della Svezia, hanno inventato l’Happy Meal che diventa un visore per la realtà aumentata. Praticamente diventa un Cardboard.

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Avete presente, in pratica, la classica scatoletta dell’Happy Meal, quella rossa? Dopo aver mangiato il contenuto (e magari averla ripulita… Non è che è unta?) possiamo togliere delle parti ben precise e fare due fori rispettivamente per occhi e naso, quindi tagliarla secondo le istruzioni (i bambini ci si divertiranno un sacco) e sarà possibile crearne una scatola cubica, che è il visore.

Ma se ricordate l’altro articolo saprete che nel visore ci vogliono delle lenti affinché possa funzionare. E infatti le lenti sono… dentro all’Happy Meal, sotto forma di piccolo visore, e vanno messe nella scatola appena creata. Cioè, potevano metterci il visore e via, e sarebbe stato tutto più semplice, ma la trovata pubblicitaria del “L’Happy Meal diventa visore” sarebbe venuta meno. In questo risultato degno di Michelangelo, rimane un piccolo foto in cui si mette un qualsiasi smartphone e, aprendo un’app apposita, si entra nella realtà virtuale. Con il profumo soave delle patatine fritte del naso.

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Se volete saperne di più e vedere con i vostri occhi questo vero miracolo della scienza, potete farlo sul sito ufficiale dell’iniziativa. Che, visto che è stata fatta in Svezia, è in svedese. Buon divertimento.

L’iniziativa per adesso è limitata al solo paese, ma non solo: è limitata anche nella stessa Svezia, perché solo 14 negozi avranno queste confezioni particolari da tagliare e con il visore all’interno, per un totale di 3500 confezioni speciali distribuite, davvero pochissime se si considera il carico di persone che mangiano ogni giorno da McDonalds. Si esauriranno nel giro di due, tre giorni, probabilmente.

Non chiara, invece, la questione del costo dell’Happy Meal: il visore lo farà costare di più? Non lo sapremo per qualche altro giorno, fin quando l’iniziativa si concretizzerà (la prossima settimana).

Realtà virtuale per tutti?

Già il fatto che Google avesse creato il Cardboard era ovviamente una chiara volontà aziendale di mettere questa nuova tecnologia a disposizione di tutti, e non solo di alcuni. Le aziende, effettivamente, stanno puntando molto su questa nuova opportunità, e soprattutto lo fanno per attirare gli investitori.

Già oggi chi si avvicina per la prima volta alla VR rimane stupito da quante app ci siano già sugli store, nonostante la pubblicità a queste applicazioni sia prossima allo zero.

Il fatto di voler portare questa realtà anche in ambiti diversi, un ambito che accoglie tutti come il McDonalds, che fa fronte ad una necessità di base (come il mangiare) e che interessa anche i non amanti e i non appassionati di tecnologia permette di far dire alle persone quantomeno “Fammi un po’ capire a che cosa serve”.

Non va, quindi, visto come un modo per avere la VR a costo zero (anche se sicuramente la gente lo intenderà in questo modo, e qui sta il gadagno di McDonalds: attirerà clienti che, come me, non ci vanno mai ma in quel caso ci vanno per avere il visore a gratis) ma soprattutto come un modo per far conoscere la realtà virtuale.

Questo giova a McDonalds che aumenta i suoi clienti, e giova a Google che guadagna dalla rivendita delle applicazioni tramite Google Play; e se, come si vocifera, Google sta pensando anche lui ad un visore “serio”, tipo Oculus (insomma, senza smartphone) gli gioverà doppiamente, visto che la pubblicità che si è fatto con il visore “da due soldi” farà pensare alle persone “Chissà che cosa riesce a fare il visore da 500/600/700 euro…”.

Un grande spazio pubblicitario, quindi, per una tecnologia ancora in fase molto embrionale, che non sappiamo precisamente nemmeno dove andrà a parare nei prossimi anni (siamo proprio sicuri che affosserà le console da gioco di oggi, dove si gioca tutti insieme in compagnia, o farà la fine dei film e dei televisori in 3D?) e che soprattutto non risolve una questione fondamentale, cui abbiamo già accennato nell’altro articolo: la Realtà Virtuale, ad oggi, non serve a nulla e a nessuno.