Come eseguire il rooting di Android 6 Marshmallow

Gli “smanettoni tecnologici” vogliono avere il controllo più completo sui propri dispositivi, e tra questi sugli smartphone, che sono in assoluto i dispositivi più personali. E il controllo completo non significa tanto avere un sistema operativo come Android e la sua disponibilità, ma addirittura rompere i limiti che ha e questo, su Android, si fa con il rooting.

Ed è proprio di pochi giorni dopo l’uscita del nuovo sistema operativo Android 6 Marshmallow che arriva anche la notizia che è possibile ottenere i permessi di root anche su alcuni dei dispositivi aggiornati. In questo articolo vi spieghiamo come fare.

Premesse

Prima di iniziare con la guida vera e propria, è importante indicare una serie di informazioni che possono tornare utili. Intanto, la procedura che permette di rootare Android 6 è la prima, il che significa che è ancora molto instabile.

Inoltre dobbiamo dire che il rooting, per adesso, vale solo per alcuni tra i pochi smartphone che sono già stati aggiornati a questa versione, e parliamo dei dispositivi Nexus; nello specifico, parliamo del Nexus 5, Nexus 6 e Nexus 9. Assolutamente non bisogna provare questa procedura su altri smartphone.

Se siete interessati alla procedura di rooting per gli altri smartphone con versioni di Android più datate potete consultare questa guida, mentre una procedura molto più semplice (questa, del resto, è molto complessa) è disponibile tramite Z4root.

Alla luce di questo, la redazione di Androiday non si assume nessuna responsabilità riguardo a eventuali danni al vostro dispositivo. Insomma, agite a vostro rischio.

Operazioni preliminari: eseguire il backup e attivare la modalità debug

La prima operazione da eseguire è quella di backup del dispositivo. Bisogna quindi scaricare l’applicazione AirDroid da Google Play, ed avere un computer connesso alla stessa rete Wi-Fi a cui è connesso il telefono.

Si apre quindi l’applicazione e ci vengono forniti un indirizzo e una password; digitiamo quell’indirizzo su un browser del comper, inseriamo la password quando richiesta e potremo eseguire un backup delle applicazioni che selezioneremo, tramite Wi-Fi, da cui potremo recuperare i dati qualora riscontrassimo delle problematiche. Android eseguirà il backup e ci restituirà una cartella in formato .zip da cui potremo all’occorrenza estrarre i nostri dati.

Bisogna quindi, adesso, attivare la modalità di debug. Per farlo è necessario entrare nell’app Impostazioni del Nexus, quindi nella scheda Generali (anche chiamata Altro) dovremmo trovare il numero di build. Tocchiamolo per sette volte, e apparirà un messaggio con scritto “La modalità sviluppatore è stata attivata!”.

Torniamo quindi indietro, nella scheda Generali, dove troveremo un nuovo menu denominato Opzioni Sviluppatore. Entrando all’interno avremo modo di trovare l’opzione per attivare la modalità Debug USB, che dovremo attivare.

Eseguire il rooting!

Adesso che abbiamo attivato le corrette modalità e ci siamo protetti grazie al backup, possiamo proseguire scaricando alcuni file che ci saranno utili.

  • Uno è il SuperSU, che è lo stesso per qualsiasi Nexus e si scarica da qui;
  • L’altro è il Kernel, che deve essere installato nella modalità corretta a seconda che abbiamo in Nexus 5, il Nexus 6 o il Nexus 9.

Per ultimo, manca ovviamente il tool che permetterà di eseguire il rooting: anche qui, ne esistono tre versioni, una per Windows, una per Mac e una per Linux: scarichiamo quella che ci è necessaria.

Colleghiamo quindi il nostro dispositivo al computer tramite USB, e copiamo i due file (tool a parte) che abbiamo scaricato prima sulla pagina principale della scheda SD. Spegnamo quindi il dispositivo.

Individuiamo, quindi, la cartella Android -SDK-windows platform-tools, creata dal tool sul compuetr dopo l’installazione. In quella cartella dovremo inserire questo file se abbiamo il Nexus 5 o 9, quest’altro se abbiamo il Nexus 6.

Riavviamo quindi il dispositivo, entriamo in modalità Fastboot (accendiamo il telefono, e mentre si accende premiamo tasto di accensione, volume giù, tasto di accensione in rapida sequenza).

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Dal computer, sulla cartella dove eravamo prima premiamo il tasto Maiusc, quindi il tasto destro del mouse, scegliendo l’opzione “Apri prompt dei comandi”.

Digitiamo quindi i seguenti comandi in base al dispositivo che abbiamo:

  • Nexus 5 – fastboot flash recovery recovery-clockwork-touch-6.0.4.5-hammerhead.img
  • Nexus 6 – fastboot flash recovery openrecovery-twrp-2.8.5.0-shamu.img
  • Nexus 9 – fastboot flash recovery twrp-2.8.7.0-flounder.img

Fatto questo, navighiamo sul telefono utilizzando i tasti volume per avviare il Nexus in modalità di recupero. Scorriamo quindi fino a “Flash Zip nella scheda SD” e selezioniamolo con il pulsante di accensione. Poi scegliamo “Scegliere zip da SDCard” e premiamo il pulsante di nuovo.

Dovremo così trovare i due file che avevamo inserito nella SD all’inizio della guida: prima selezioniamo il Kernel, poi il Super SU. Dovremo vederli a schermo, selezioniamoli con i tasti volume e il tasto di accensione.

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A questo punto siamo in dirittura d’arrivo: navighiamo premendo più volte il tasto “Indietro”, fin quando non arriveremo al menu principale, dove potremo riavviare il dispositivo.

Il riavvio del dispositivo potrebbe durare anche cinque minuti, per cui prendiamocela comoda e beviamo un bel caffè caldo per distendere i nervi dopo tutto questo processo: ad un certo punto, il nostro Nexus si “sveglierà”, ed avremo finalmente il nostro Android con la versione Marshmallow finalmente rooted.

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