Cos’è Android

Da un punto di vista tecnico è un sistema operativo open source per telefoni cellulari e tablet, basato sul kernel 2.6 di Linux. Composto principalmente da uno stack (ossia un insieme di sotto-sistemi) composto da un sistema operativo, dai middleware e da alcune funzioni di base. La struttura portante si basa su SQLite, un database scritto in linguaggio C e di pubblico utilizzo, per la gestione dei dati generici del sistema operativo e delle applicazioni. Mentre per la grafica utilizza librerie SGL (2D video output) e l’ OpenGL ES 2.0 per il rendering 3D.

Logo Android

L’esecuzione vera e propria delle applicazione è realizzata tramite la Dalvik Virtual Machine, ideata e sviluppata da un dipendente di Google (un tizio di nome Dan Bornstein) con lo scopo di sfruttare le poche risorse (RAM e CPU) presenti sui telefoni cellulari. Solitamente Android viene installato con alcune applicazioni di corredo: il market (Google Play), un browser basato sul framework  WebKit, un calendario ed una rubrica.

La storia di Android

La storia di Android comincia nel 2005 quando il mercato della telefonia mobile proponeva terminali con sistemi operativi chiusi (come iOS di Apple o Symbian usato da Nokia) e smartphone con Windows Mobile integrato. In tale contesto Andy Rubin, Rich Miner (co-founder di Wildfire Communications, Inc.), Nick Sears  (l’allora vice-presidente della T-Mobile) e Chris oWhite, fondatori di una società californiana di nome Startup Android Inc, decisero di creare un sistema operativo aperto basato su Linux e caratterizzato da un’interfaccia semplice ed intuitiva che fosse in grado di consentire lo sviluppo di applicazioni a tutti.

Infatti l’idea di base era di immettere nel mercato un sistema completamente open source (non a caso si basa su Linux) che non ponesse limitazioni agli utenti e agli sviluppatori, garantendo un utilizzo semplice e completamente personalizzabile. Allo stesso modo anche l’ambiente di sviluppo immaginato da Rubin doveva essere elementare e alla portata (praticamente) di chiunque, non solo di esperte software-house. Inoltre l’idea “rivoluzionaria” alla base di Android era il fatto che doveva essere liberamente distribuibile, senza nessuna licenza a pagamento.

Il vero inizio si ha nel 2005 quando la Android Inc viene acquistata da Google che la trasformò nella Google Mobile Division lasciando la direzione della società allo stesso Rubin. Da quel momento, alcune aziende di telefonia mobile istituirono l’Open Handset Alliance (OHA), tramite uno specifico accordo per lo sviluppo di sistemi aperti per i dispositivi mobili.

Nel 2007 venne ufficialmente fondata l’ Open Handset Alliance e presentato Android. Dopo alcuni giorni Google lancia sul mercato il primo Software Developed Kit (SDK), un pacchetto per lo sviluppo di applicazioni che includeva le librerie, un emulatore di sistema, alcune applicazioni di esempio, dei tutorial e una documentazione di base.

Dopo quasi un anno (esattamente il 23/10/2008) Google lancia Apple Pie, la prima versione di Android caratterizzata da un’interfaccia semplice ed essenziale che prevedeva già il market, una rubrica e un calendario sincronizzato, il servizio di accesso a gmail e il supporto alle reti wifi, oltre alla possibilità di creare – rinominare e cancellare le cartelle . Il 9 febbraio 2009 viene rilasciato il primo aggiornamento di Android e la versione Banana Bread che contiene alcuni bug-fix e aggiunge nuove caratteristiche alle API (Application Programming Interface). Nello stesso anno il sistema Android viene aggiornato quattro volte.

Le versioni del sistema operativo

Le versioni di android

Ad aprile viene lanciato Cupcake che introduce una migliore integrazione con i servizi di Google e favorisce il supporto ai widget, oltre alle API per sfruttare l’accelerometro ed il supporto per il Bluetooth. viene anche introdotta la tastiera virtuale e la possibilità di girare filmati e scattare fotografie con la fotocamera integrata.

Solo quattro mesi dopo nasce la versione Donut che introduce il sistema a ricerca vocale (su Internet ed in locale), un motore di ricerca integrato, un backup automatizzato, le gesture ed il sistema di autentificazione Wpa e Wi-fi. Inoltre migliora la gestione della fotocamera e l’interfaccia dell’Android Market.

Ad ottobre viene rilasciata la versione Eclair (che corrisponde ad Android 2.0) con la quale vengono aggiunte diverse funzionalità. La fotocamera guadagna le funzioni oggi piu’ comuni come: zoom, bilanciamento del bianco, scene pre-impostate e vari effetti sui colori. Anche la rubrica viene stravolta poichè da adesso è possibile importare i contatti da Facebook e Twitter, prelevandone anche la foto del profilo.
Google Navigator compare per la prima volta sui cellulari androidiani, permettendo la guida vocale passo-passo. Altre migliorie riguardano il browser con il completo supporto all’HTML 5, le applicazioni possono integrare la comunicazione Bluetooth,  viene e migliorato il sistema di sincronizzazione con gli account di Google. Nasce il supporto multitouch e viene migliorata l’interfaccia grafica ed ottimizzate le prestazioni con tutti i terminali

Con le versioni 2.0.1 e 2.1 di Eclair vengono risolti alcuni difetti minori. Per un significativo miglioramento delle prestazioni si deve attendere il nuovo Froyo che apporta modifiche importanti nella gestione delle risorse hardware, migliorando le prestazioni in maniera sensibile (itelefoni risulteranno in media ben 5 volte più veloci) ed include Google Chrome nel browser del sistema. Da adesso i cellulari potreanno fungere anche da hot-spot WiFi grazie al tethering Wireless. Viene, inoltre, attivato il pieno supporto alla tecnologia Adobe Flash, e le applicazioni potranno godere della funzione “auto up-date” con la quale si potranno aggiornare in automatico. Con i successivi aggiornamenti di Froyo vengono risolti alcuni bug della versione precedente e migliorato il sistema di sicurezza.

A dicembre 2010 viene rilasciata la release Gingerbread 2.3 che determina una svolta nello sviluppo del sistema operativo. La versione Froyo 2.2 viene migliorata per aumentare ancora la velocità di esecuzione delle applicazioni e dei giochi, vengono anche integrati i sistemi di chiamata VOIP/SIP. La novità assoluta è, inoltre, rappresentata dal supporto alla tecnologia Near Fielf Communication.Nel 2011 i cinque successivi aggiornamenti di Gingerbreab presentano delle piccole modifiche, tutte volte alla ottimizzazione del sistema.

Nel febbraio 2011 viene lanciata la versione Honeycomb, 3.0, interamente pensata per i dispositivi tablet. Viene rivista sopratutto l’interfaccia grafica, che adesso può sfruttare schermi più ampi, per cui anche i widget possono mostrare molte informazioni senza che vengano necessariamente aperti. I canonici 3 tasti fisici vengono sopressi e viene anche migliorata la tastiera virtuale. Inoltre i giochi possono sfruttare nuove API per l’accelerazione grafica e il sistema multi-core per le CPU che lo supportano.

La versione 3.1 di Honeycomb porta con se principalmente tre migliorie:
– rende i widget liberamente ridimensionabili, cosi’ da poter visualizzare un quantitativo maggiore o minore di informazioni
– migliorato il multi-tasking, che da adesso non sarà limitato alle ultime 5 applicazioni ma ad un numero infinito, con una gestione della memoria ottimizzata, per rendere sempre disponibili risorse hardware all’utente.
– le porte USB dei tablet sono gestite in maniera assolutamente nativa, per permettere all’utente non solo di sfruttare le chiavette ma anche tutte le periferiche (mouse, tastiere, hard-disk esterni, ecc.). La successiva versione 3.2 di Honeycomb servirà solamente ad ottimizzare l’uso con i terminali a 7′ e introduce il supporto alle CPU Qualcomm.

Con l’avvento del IceCream Sandwich, il sistema Android viene interamente riprogettato, al fine di migliorare ulteriormente le prestazioni e di renderlo fruibile da qualsiasi tipologia di device (tablet o smartphone). Tutte le prestazioni vengono ottimizzate, vengono introdotti i pulsanti virtuali e tutte le applicazioni vengono aggiornate. Nasce Face Unlock per sbloccare il dispositivo tramite il riconoscimento facciale e si introducono molti miglioramenti alla fotocamera (annullamento del ritardo dello scatto, foto panoramiche e zoom durante le riprese video). Dettatura vocale, maggiore integrazione con i social network, accesso alle app dalla schermata di sblocco tasti, funzione Wi-Fi Direct (praticamente il bluetooth via Wi-FI) sono lw principali innovazioni che questa rivoluzionaria versione porta con sè. I quattro aggiornamenti i Icecream Sandwich sono finalizzati ad apportare piccole migliorie e alcuni bug-fix.

La più recente versione di Android è Jelly Bean, messa sul mercato il 27 giugno scorso. Questa versione migliora le prestazioni della precedente, garantendo una maggiore stabilità e fluidità, introduce nuove e numerose funzionalità. Da adesso è consentito la condivisione di foto e video tramite NFC (per i cellulari che lo supportano), viene introdotto Google News e aggiornato Google Play, riconoscimento della voce e gestione dei widget entrambi migliorati, così anche il rilevamento del tocco sul display. Si abbandona ufficialmente la tecnologia flash a favore di una maggiore sicurezza.

Google Play (ex Android Market) e le app

Una delle principali caratteristiche di Android è il suo market, recentemente sostituito da Google Play. Si tratta di uno store in cui è possibile acquistare o scaricare gratuitamente moltissime applicazioni. Quest’ultime sono piccoli software installabili sul terminale (giochi e utilità varie).L’installazione avviene a seguito della registrazione scaricando o copiando e incollando il file sul dispositivo. Il sistema di pagamento è Google Checkout associato ad una carta di credito. In Italia è possibile pagare col credito telefonico solamente tramite l’operatore Vodafone.

Tuttavia bisogna sapere che non esistono solo le applicazioni. Esistono anche file con estensione .apk che si trovano sulla SD card,che riguardano componenti in dotazione sui sistemi Android e che possono essere installate scaricando dal market il tool autoinstallante AppInstaller.

App Inventor e Android SDK

Per chi vuole smanettare con le applicazioni esiste anche App Inventor, una piattaforma in Java tramite la quale è possibile sviluppare semplici applicazioni senza l’utilizzo di complicati codici scritti, che non possono essere inserite su Google Play. Allo stesso modo, Android SDK invece è il kit per completo lo sviluppo di applicazioni per Android che contiene tutti gli strumenti necessari. E’ necessario conoscere il linguaggio Java e XML per poter dar vita ad un app da poter poi inserire nel market ufficiale di Google.

La facilità di sviluppo delle applicazioni, se da un lato costituisce un vantaggio, dall’altro può facilitare l’introduzione nel market di app infette. E’ proprio quello che è accaduto a nel 2011 quando l’introduzione di un game sul market si è rivelato un cyber attacco ad Android evidenziando che il sistema non era attrezzato per questo tipo di attacchi. Tuttavia, di recente, Google ha introdotto Bouncer che effettua una scansione sicura delle applicazioni.

Rooting del firmware

L’ultima moda degli androidiani è effettuare il rooting del dispositivo, o meglio ottenere i permessi come amministratore per poter accedere ai file di sistema e modificare lo smartphone a proprio piacimento. Il principale motivo per cui si effettua il rooting è quello di modificare o personalizzare il firmware o meglio del programma che consente il corretto avvio del dispositivo. Il modo più semplice per farlo è scaricare dal market specifiche applicazioni sviluppate proprio con questo obiettivo quali ad esempio (z4root o Universal Androot). Alla pari del Jailbreak per iPhone, anche il rooting del sistema operativo può invalidare la garanzia, poichè avendo accesso diretto ai file nascosti può determinare malfunzionamenti anche gravi, se l’utente non è particolarmente esperto.

Curiosità

– A partire dalla versione 1.5 Cupcake verrà sempre assegnato ad Android il nome di un dolce.

– Il nome della versione Froyo deriva dall’unione delle parole FROzen YOgurt.

– Google farà allestire nel GooglePlex delle statuette che rappresentano ogni versione di Android. Clicca qui per vederle 

– Il primo smartphone basato su Android immesso in commercio in Italia nel mese di Settembre 2008 è stato l’HTC Dream, distribuito da TIM al costo di 499€